Дядя Ваня сцены из деревенской жизни в четирёх действиях 
(Djadja Vanja, sceny iz derevenskoj žizni v četyrёch dejstvijach)

 

Zio Vanja, scene di vita di campagna in quattro atti   

 

Čechov

La data esatta in cui  Čechov iniziò a scrivere questo lavoro non è nota, ma viene convenzionalmente riferita al 1896; il lavoro fu poi pubblicato per la prima volta nella raccolta delle P’esy di Čechov edita da Suvorin nel 1897. Venne successivamente ristampata con piccole modifiche nel VII volume (1901) delle opere di Čechov pubblicate dall’editore Marks.

Una originaria idea del progetto la troviamo nell’opera Lešij del 1889, che venne però respinta dal comitato della censura perché ‘non dramma ma novella magnificamente drammatizzata’, il testo non venne perciò approvato perché reo di essere lontano dalle comuni convenzioni sceniche e dalla forma drammatica regolare, non forniva una versione idealizzata della vita ma la riproduceva fedelmente. Con Zio Vanja invece viene superato il punto di partenza etico, i valori morali affrontati sono riconosciuti nel contesto artistico in cui vengono presentati, e non come riflessioni personali dell’autore.

Čechov ricevette un duplice invito per far rappresentare a Mosca Zio Vanja: da Nemirovič-Dančenko per il Teatro d’Arte (MChT), e dal Malyj, uno dei teatri imperiali. Benché si fosse accordato con la direzione di quest’ultimo teatro, essendo venuto a mancare l’indispensabile consenso del Comitato teatrale letterario, Čechov ritirò la sua autorizzazione e lo Zio Vanja andò in scena il 26 ottobre 1899 al Teatro d’Arte con la regia di Nemirovič-Dančenko e Stanislavskij e con i seguenti attori: V.V. Lužskij (Serebrjakov), O.L. Knipper (Elena Andreevna), M.P. Lilina (Sonja), E.M. Raevskaja (Marija Vasil’evna), A.L. Višnevskij (Vojnickij), K.S. Stanislavskij (Astrov), A.R. Artёm (Telegin), M.A. Samarova (Marina).

Secondo la regia di Stanislavskij la rappresentazione si apre con gli attori che lottano con zanzare fischianti, spandendo fumo ed aggirandosi con fazzoletti sul capo, Vanja appare impaziente e irascibile, sfibrato dalla scontentezza e dalla nausea: batte i pugni sul tavolo, si agita, ride nervosamente. Lo sparo contro Serebrjakov non è ribellione, ma conseguenza di nervi eccitati. Alla fine scoppia in singhiozzi, cadendo col volto sul tavolo, mentre la pioggia picchia sui vetri, Sonja esalta il futuro e in lontananza un guardiano picchia la tabella di ghisa. Suoni strazianti irrompono nel silenzio, il calpestio dei cavalli, lo stridore dei grilli (Ripellino, 1965).

La rappresentazione ebbe successo, seppure inizialmente non incondizionato; si impose tuttavia sempre più con il passare del tempo al pubblico, che ne decretò il trionfo. Čechov, ormai molto malato, non poté recarsi a Mosca per assistere allo spettacolo, allora in primavera la compagnia si recò da lui a Jalta.

Zio Vanja, accompagnato da entusiastici commenti della critica, iniziò così una tournée che lo portò a Pavlosk, Odessa, Kiev, Tiflis, Jaroslav’, Kazan’, Saratov, Char’kov, Cherson, Sebastopoli, Yalta, Nižnij Novgorod, e infine a Pietroburgo (1901), ma sulle scene del Teatro Aleksandrinskij poté debuttare solo nel 1909.